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      L’attività M&A globale sta recuperando slancio, grazie a condizioni di finanziamento che si sono stabilizzate e che stanno favorendo un rinnovato dinamismo nei portafogli. Tuttavia, questa ripresa si manifesta in un contesto significativamente più complesso, influenzato da frammentazione geopolitica, volatilità regolatoria, cambiamenti nella politica fiscale e accelerazione tecnologica.

      Non si tratta di un ciclo di ripresa convenzionale, ma riflette una riallocazione strutturale del modo in cui i portafogli vengono costruiti e gestiti e un contesto in cui l’execution sta diventando tanto importante e critica quanto l’obiettivo strategico.

      In questo scenario, i carve-out stanno diventando centrali nelle strategie di portafoglio e la capacità di execution emerge come un vantaggio distintivo.

      Un approccio disciplinato alla crescita

      I volumi di transazioni sono destinati ad aumentare nel 2026 e questo trend positivo è caratterizzato dalla selettività più che dall’euforia. La maggior parte dei rispondenti prevede di effettuare tra le tre e le dieci operazioni nel 2026, con dimensioni dei deal prevalentemente inferiori a 1 miliardo di dollari.

      L’attività si sta rafforzando in modo disomogeneo nelle varie regioni: le organizzazioni statunitensi registrano i volumi attesi più elevati, sostenute da mercati dei capitali e infrastrutture transazionali relativamente resilienti. EMEA e APAC rimangono attive, ma con un ritmo più misurato, confermando un mercato a velocità differenziate piuttosto che una ripresa sincronizzata.


      Gli obiettivi strategici guidano il dealmaking

      L’attività M&A del 2026 è focalizzata su priorità strategiche chiare, con le organizzazioni che concentrano il capitale su vantaggi duraturi e un posizionamento di lungo periodo. Le motivazioni più ricorrenti alla base delle operazioni di M&A sono l’espansione in nuovi mercati, il rafforzamento del core business e l’acquisizione di capacità tecnologiche e talenti.

      Questi driver indicano che il dealmaking viene utilizzato per affinare il posizionamento strategico e consolidare un vantaggio di lungo termine, non semplicemente per aumentare la scala.


      2026: l’anno dei carve-out

      La revisione dei portafogli sta accelerando: metà degli intervistati si aspetta una crescita moderata o significativa delle attività di carve-out nei prossimi 12-24 mesi, e solo il 6% prevede un calo.

      Ciò che un tempo veniva considerato principalmente uno strumento tattico di dismissione sta evolvendo in un meccanismo fondamentale della strategia di portafoglio. I carve-out vengono utilizzati per semplificare i modelli operativi, liberare capitale da reinvestire e per affinare la focalizzazione strategica.

      Con l’intensificarsi di queste attività, diventano più evidenti, e sempre più rilevanti, le differenze nella governance, nella prontezza operativa e nella capacità di execution.


      L’AI diventa infrastruttura, trasformando l’execution e ridefinendo il vantaggio competitivo

      L’adozione dell’AI lungo il ciclo di vita dell’M&A è passata dalla sperimentazione all’infrastruttura. Nella competitive intelligence e nella market analysis, due dei principali ambiti di applicazione dell’AI, il 66% delle organizzazioni segnala primi guadagni di efficienza grazie all’AI generativa. Tuttavia, la maggior parte di questi benefici è ancora incrementale, non trasformativa: meno di un’organizzazione su quattro riporta miglioramenti significativi.

      L’adozione resta concentrata nelle fasi iniziali del ciclo dei deal, dove l’AI supporta screening, analisi di mercato e identificazione dei rischi. Con l’espansione della capacità analitica, l’asimmetria informativa si riduce, mettendo in luce eventuali gap di execution già nelle prime fasi del processo.

      Con un’integrazione più profonda nelle fasi di valutazione, due diligence e pianificazione post-deal, la natura del vantaggio competitivo sta cambiando. La velocità da sola potrebbe non determinare più gli esiti delle operazioni di M&A: conta maggiormente la convinzione solida e la capacità di impegnare capitale basandosi su una valutazione dei rischi più precoce, modelli più rigorosi e un allineamento più forte ai piani di creazione di valore.

      Cinque forze strutturali che ridisegneranno il mercato M&A nel 2026

      Lo studio KPMG identifica cinque driver strutturali che influenzeranno la costruzione dei portafogli, la strategia dei deal e la creazione di valore:

      • Focus sulla strategia in un mondo frammentato
      • Divergenza nella propensione al rischio tra acquirenti
      • Semplificazione del portafoglio come leva di valore
      • Trasformazione dell’execution dei deal guidata dall’AI
      • Capacità di execution come vantaggio determinante.

      Insieme, queste forze contribuiscono a elevare la capacità di execution da funzione operativa a fonte distintiva di vantaggio competitivo.

      Informazioni sulla ricerca

      Lo studio ‘2026 Global M&A Outlook’ di KPMG si basa sui risultati di un sondaggio condotto a gennaio 2026 su 700 senior decision-maker in ambito M&A, distribuiti in 20 paesi, appartenenti sia al mondo corporate che al private equity, in dieci settori diversi.

      Contatti

      Maximilian Peter Fiani

      Partner, Advisory

      KPMG in Italy