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      Perché il rischio geopolitico è così importante oggi? Perché influisce su molte decisioni strategiche fondamentali riguardo a catene di approvvigionamento, sedi operative, investimenti, gestione dei talenti, fonti energetiche e molto altro.

      Negli ultimi anni lo scenario geopolitico globale è stato caratterizzato da un'elevata instabilità, alimentata da conflitti armati, tensioni commerciali, cambiamenti politici e da una crescente polarizzazione tra le principali potenze mondiali, che hanno contribuito a generare un clima di forte incertezza che si riflette direttamente sull’economia globale.

      Il nuovo equilibrio globale

      Oggi, siamo in un mondo ‘G-Zero’, in cui l’assenza di una leadership globale chiara crea un vuoto che minaccia l’ordine internazionale consolidato. Il mondo, infatti, sta attraversando un riallineamento geopolitico: la precedente era geopolitica era caratterizzata da alti livelli di cooperazione globale, prevalentemente sotto la guida degli Stati Uniti, che ha permesso ai paesi di integrarsi economicamente e ha favorito la globalizzazione. Questo periodo ha visto un aumento della cooperazione internazionale e il fiorire di istituzioni multilaterali.

      Ora ci troviamo a un punto di svolta, poiché l’ordine geopolitico si sta spostando verso un mondo multipolare. Sebbene gli Stati Uniti restino il paese più potente, sia militarmente sia economicamente, il panorama geopolitico è più conteso, con superpotenze emergenti e potenze intermedie che vogliono avere un ruolo maggiore nelle relazioni internazionali.

      Dopo circa 20 anni di globalizzazione per lo più libera e senza restrizioni, esiste ancora interdipendenza e integrazione economica tra i paesi, ma potenziali cambiamenti nelle politiche commerciali potrebbero alterare questa dinamica nei prossimi anni.

      Poiché i paesi competono sempre più tra loro anziché collaborare, gli effetti a catena delle crisi sono più intensi, soprattutto per le imprese globalmente integrate.

      Con la geopolitica che regredisce verso un modello più mercantilista, ci si aspetta che le nazioni più potenti sfruttino il proprio peso, diventando più transazionali e concentrandosi sulle proprie economie e interessi nazionali. Le nazioni più deboli potrebbero dover stringere alleanze e accordi politici, oppure rischiare di essere lasciate indietro.

      Nel 2025, il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha riacceso le tensioni commerciali a livello globale. La politica commerciale statunitense ha innescato una guerra commerciale su più fronti, colpendo duramente le economie esportatrici e generando effetti a catena su mercati, filiere produttive e strategie aziendali.

      L’impatto della geopolitica sul mondo delle imprese

      Per le imprese, i dazi rappresentano un elemento di instabilità su due fronti: da un lato aumentano i costi di importazione, riducendo i margini di profitto, mentre dall’altro generano incertezza nei rapporti commerciali internazionali, ostacolando gli investimenti e la pianificazione strategica.

      Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che le guerre commerciali e il tema dazi hanno un impatto rilevante anche sulle decisioni di consumo e sul sentiment della popolazione: secondo recenti dati IPSOS, a livello globale, in media il 58% delle persone in 29 paesi teme che le politiche economiche statunitensi avranno un effetto negativo sull'economia del proprio paese e il 41% ritiene che le politiche statunitensi danneggeranno la propria situazione finanziaria personale. Molti stanno abbandonando gli acquisti di prodotti statunitensi: le persone in 29 paesi affermano di preferire prodotti fabbricati nell'Unione Europea, in Giappone e in Cina rispetto a quelli made in USA.

      Per le imprese, questo contesto rappresenta una sfida crescente: le catene di approvvigionamento sono più vulnerabili, i costi operativi aumentano e le strategie di internazionalizzazione devono essere ripensate alla luce di nuovi rischi politici e normativi.

      I risultati della ricerca KPMG-IPSOS

      Data la centralità del tema per lo sviluppo dell’economia italiana, KPMG ha avviato un programma di ricerca sugli impatti della geopolitica sul business delle aziende. Lo scopo è quello di fornire ai leader aziendali indicazioni utili per affrontare questa fase così complessa e per individuare nuovi percorsi di crescita.

      Secondo i risultati della survey KPMG-IPSOS, tre aziende su quattro non hanno ancora attivato piani di crisi, nonostante il clima di forte incertezza globale e un’azienda su quattro si espone agli impatti dei rischi geopolitici senza alcun sistema di mitigazione. Tra le principali sfide individuate dalle aziende, i costi energetici, l’inflazione, la volatilità dei prezzi delle materie prime e l’incertezza legata al tema dazi. L’incertezza del contesto geopolitico influenza le scelte strategiche del 55% delle aziende, ma le aspettative per la crescita futura sono cautamente positive: il 75% delle aziende ritiene che nel breve periodo gli investimenti rimarranno stabili e il 10% pensa che aumenteranno. La doppia transazione, green e digital, rimane al centro delle strategie di business delle aziende, con il 60% che dei rispondenti che investe su queste tematiche e continuerà a farlo in futuro.

      I risultati della survey KPMG-IPSOS sono arricchiti dal contributo di Paolo Magri, Presidente Comitato Scientifico di ISPI, e dagli approfondimenti dei professionisti KPMG che forniscono il loro punto di vista sugli impatti della geopolitica e su rischi e opportunità per le imprese.

      In un mondo sempre più interconnesso, ma al contempo frammentato, la capacità di comprendere e anticipare le dinamiche geopolitiche, di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e di diversificare mercati e fornitori è diventata un elemento strategico fondamentale per la resilienza e la competitività aziendale.

      Competere nell’era del caos

      I risultati della survey KPMG-IPSOS.


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