Gli investimenti globali di Private Equity rallentano bruscamente a causa dell'incertezza geopolitica e alle tensioni commerciali: nel secondo trimestre del 2025, gli investimenti globali di PE ammontano a 363,7 miliardi di dollari in 3.769 operazioni, in netto calo rispetto ai 505 miliardi di dollari in 4.527 operazioni del primo trimestre dell’anno.
Gli Stati Uniti dominano il mercato, con 202 miliardi di dollari di investimenti di PE nel secondo trimestre del 2025, oltre la metà del totale globale.
Il settore Life Sciences attrae 6,9 miliardi di dollari di investimenti PE, superando già nei primi sei mesi dell’anno il totale registrato nel 2024.
Gli investimenti globali di Private Equity sono diminuiti da 505,3 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2025 a 363,7 miliardi nel secondo trimestre, segnando un calo ancora più marcato nel volume delle operazioni, da 4.527 a 3.769. Questa flessione riflette la significativa cautela dei Private Equity di fronte alle tensioni geopolitiche, ai cambiamenti nelle dinamiche commerciali globali e alle incertezze legate alle politiche tariffarie statunitensi.
Nel secondo trimestre del 2025, gli Stati Uniti hanno ospitato le tre maggiori operazioni di Private Equity a livello globale. In testa al trimestre c’è stata la proposta di acquisizione da 11,5 miliardi di dollari di TXNM Energy — la principale utility elettrica del New Mexico — da parte di Blackstone Infrastructure Partners, nel contesto di una continua fase di consolidamento del settore energetico statunitense. Al secondo posto, la proposta di acquisizione da 10,5 miliardi di dollari di alcune divisioni di Boeing Digital Aviation Solutions da parte di Thoma Bravo. Chiude il podio l’offerta di 3G Capital da 9,4 miliardi di dollari per il delisting di Skechers USA, segnando la fine della sua permanenza di 26 anni come società quotata.
Nonostante queste operazioni di rilievo, gli investimenti complessivi di Private Equity sono diminuiti nettamente in tutte le regioni tra il primo e il secondo trimestre del 2025.
Gli Stati Uniti dominano il mercato Private Equity nel secondo trimestre del 2025
A livello regionale, il rallentamento è stato più evidente nelle Americhe, dove i finanziamenti sono scesi da 319,8 miliardi di dollari nel primo trimestre a circa 214 miliardi nel secondo. Gli Stati Uniti hanno attratto la maggior parte di questi investimenti, con 202 miliardi di dollari distribuiti su 1.608 operazioni.
Anche la regione EMA ha registrato un calo, passando da 136,6 miliardi di dollari in 1.850 operazioni a 117,4 miliardi in 1.669 operazioni trimestre su trimestre.
La regione ASPAC è stata la più colpita, con investimenti PE scesi da 36,2 miliardi a soli 20,8 miliardi trimestre su trimestre. Anche l’attività di deal nella regione ha mostrato un rallentamento visibile, con il numero di operazioni sceso da 282 a 220 tra il primo e il secondo trimestre del 2025.
Predomina il settore TMT, ma Energy, Healthcare e Life Sciences si dimostrano più resilienti
A livello settoriale, il Technology, Media and Telecommunications (TMT) ha attratto la quota maggiore di investimenti di Private Equity a livello globale (247,2 miliardi), sebbene con un ritmo ben lontano da quello necessario per eguagliare i 649,9 miliardi del 2024. A seguire, il secondo settore che ha attratto più investimenti di Private Equity è l’Industrial Manufacturing (132,4 miliardi).
Nonostante il calo generalizzato, alcuni settori hanno mostrato una resilienza e un’attrattività inaspettata in un contesto così incerto. Il settore Life Sciences si è distinto con investimenti che hanno raggiunto i 6,9 miliardi di dollari nei primi sei mesi dell’anno, ben al di sopra dei 4,2 miliardi registrati in tutto il 2024. Anche i settori Healthcare, Energy & Natural Resources e Infrastructure hanno mostrato una forte attrattività, con investimenti totali a metà anno rispettivamente pari a 79,3 miliardi, 108 miliardi e 74,4 miliardi di dollari, superiori ai valori registrati in tutto il 2024.
Gli investimenti di Private Equity in Europa registrano un nuovo minimo
Gli investimenti di Private Equity nell’area Europe, Middle East and Africa (EMA) si attestano a 117,4 miliardi nel secondo trimestre, con un numero di operazioni pari a 1.669, toccando il valore minimo da nove trimestri, principalmente a causa dell’incertezza dovuta alle tensioni commerciali. Questo ha causato un’interruzione significativa e improvvisa di alcune attività di dealmaking, soprattutto in settori come l’Automotive e l’Industrial Manufacturing; il settore automobilistico in particolare ha registrato un calo marcato, con soli 2,1 miliardi di dollari investiti a metà anno, rispetto ai quasi 10 miliardi dell’intero 2024.
Per contro, diversi settori hanno mostrato una notevole resilienza, in particolare quelli focalizzati su Tecnology, Healthcare, Life Sciences e Fintech. Il sentiment degli investitori PE è diventato molto positivo nei confronti del settore Defensetech, che può segnare una forte espansione nei prossimi anni.
Segnali positivi arrivano dal Regno Unito, dove il mercato ha registrato una forte ripresa, da 24,9 miliardi in 389 operazioni del primo trimestre dell’anno a 36,8 miliardi in 419 operazioni nel secondo trimestre. Il mercato PE in Germania è rimasto stabile, con 15 miliardi in 148 operazioni, mentre la Francia ha visto un calo netto da 29,5 a 14,5 miliardi trimestre su trimestre.
Le prospettive per il terzo trimestre del 2025
Nel terzo trimestre del 2025, si prevede che i Private Equity a livello globale manterranno un ottimismo selettivo, concentrandosi su asset di alta qualità, settori resilienti - come l’Artificial Intelligence e l’Energy - e aziende con una forte presenza domestica, vista l’impossibilità di prevedere come evolveranno le guerre tariffarie nei prossimi mesi.
Date le attuali tensioni geopolitiche, le incertezze tariffarie e le preoccupazioni riguardo alle catene di approvvigionamento, l’attività di dealmaking PE si sposta sempre più da un approccio globale a uno più focalizzato a livello regionale. Gli investitori PE stanno concentrando maggiormente l’attenzione su aziende orientate ai mercati domestici o regionali, per gestire meglio i rischi commerciali.