Nel 2024 il settore bancario italiano ha mostrato ulteriori segnali di robustezza, consolidando i risultati positivi registrati nel biennio 2022-2023, nonostante il clima di instabilità geopolitica e le sfide macroeconomiche persistenti.
Nuovo record degli utili, grazie ai buoni risultati sul lato della marginalità
Anche quest’anno i gruppi bancari del campione analizzato registrano un nuovo record degli utili, grazie all’incremento di tutte le principali voci che lo compongono, in particolare del margine di interesse.
Nonostante l’allentamento della politica monetaria restrittiva delle BCE avviato nel secondo semestre del 2024, le banche italiane hanno continuato a beneficiare di un significativo apporto sul margine di interesse e al contempo hanno iniziato a rifocalizzare i ricavi anche sulla componente commissionale. Il margine di interesse ha beneficiato in modo particolare dall'incremento dei tassi di impiego, che sono aumentati più velocemente e in misura più marcata rispetto ai tassi di raccolta. Questo ha portato ad un allargamento della forbice tra il rendimento medio degli impieghi e il costo medio della raccolta, aumentando così la redditività delle banche.
Grazie anche all’incremento delle commissioni nette e dei profitti da attività finanziarie, il margine di intermediazione del settore bancario è cresciuto, riflettendo un miglioramento generale della redditività.
Prosegue il trend di miglioramento della qualità del credito
Nonostante il periodo di forte incertezza dello scenario dal punto di vista macroeconomico e geopolitico, nel 2024 il sistema bancario italiano conferma per il nono anno consecutivo il trend di progressivo miglioramento della qualità del credito, registrando un’ulteriore riduzione dello stock di crediti deteriorati, che si conferma su livelli nettamente inferiori rispetto a quelli del 2014.
Tale posizionamento deriva dal combinato disposto di una forte spinta al ‘de-risking’ da parte delle Autorità di Vigilanza – che ha portato nel corso degli anni ad una significativa uscita dai bilanci bancari degli stock di crediti deteriorati attraverso operazioni straordinarie di cessione e cartolarizzazione – unita ad un forte rafforzamento di strutture, processi e modelli di gestione del credito attivata da parte dei gruppi bancari che ha permesso di contenere gli ‘scivolamenti’ a default e di migliorare le performance di recupero.
Oggi i gruppi bancari del campione analizzato presentano indicatori di qualità del credito migliori rispetto a dieci anni fa, sia in termini di incidenza degli impieghi deteriorati, sia per quanto concerne il costo del credito, sia in termini di livelli di copertura dei non performing loan.
I gruppi bancari italiani rispettano ampiamente le richieste delle autorità di vigilanza in termini di dotazione patrimoniale
Nel 2024 i gruppi bancari del campione hanno registrato un ulteriore lieve miglioramento degli indicatori patrimoniali, che si mantengono su livelli ampiamente superiori rispetto ai requisiti minimi stabiliti dalle autorità di vigilanza, sia in termini di Total Capital Ratio, sia in termini di CET1 Ratio, e sostanzialmente allineati a quelli dei ‘peer’ europei.
L’incremento degli indicatori è frutto da un lato della flessione delle attività ponderate per il rischio (RWA), concentrato principalmente sul rischio di credito, e dalla contestuale lieve crescita dei fondi propri, pur in un contesto caratterizzato dalla prosecuzione delle politiche di buy-back e distribuzione dividendi.
La riduzione degli RWA riflette il calo delle attività ponderate per il rischio di credito, conseguenza, da un lato, della diminuzione dello stock dei crediti in essere a fronte della progressiva riduzione dei nuovi prestiti erogati anche conseguente all’affermazione di modelli di business ‘capital light’ (originate to sell & originate to distribute) e, dall’altro, del miglioramento della qualità degli attivi creditizi per l'effetto di politiche di erogazione e di monitoraggio maggiormente selettive.
Il tema del miglioramento dell’efficienza rimane centrale anche per i prossimi anni
Anche nel 2024 proseguono i piani di razionalizzazione della rete di filiali e di riduzione del numero di dipendenti dei gruppi bancari italiani, ma gli effetti sui principali indicatori di efficienza sono ancora limitati e principalmente dovuti alle ottime performance sul lato della redditività.
Il Cost/Income Ratio del campione analizzato si attesta al 48,1% e fa registrare un miglioramento per il quarto anno consecutivo, grazie principalmente agli ottimi risultati in termine di margine di intermediazione.
Nonostante anche nel 2024 sia proseguito il percorso di ottimizzazione delle strutture operative e delle risorse, con un nuovo calo del numero delle filiali e del numero di dipendenti, i costi operativi risultano in crescita e le spese amministrative hanno segnato un lieve incremento, per effetto dell’aumento delle spese per il personale, a fronte di altre spese amministrative in calo.
Gli effetti delle politiche di ottimizzazione delle strutture sul conto economico dei gruppi bancari del campione si osserveranno in modo più consistente nel medio periodo: i gruppi bancari, infatti, stanno ancora scontando gli effetti del turnaround sui modelli di business, con i relativi oneri straordinari nel breve periodo, e delle forti pressioni regolamentari, con ingenti impatti in termini di adeguamento di strutture operative, competenze e organici, nonché gli effetti del contesto macroeconomico estremamente incerto sui bilanci bancari.
Sono queste le principali evidenze che emergono dall’analisi di bilancio condotta su un campione di 17 gruppi bancari italiani, che rappresentano circa il 70% del sistema bancario italiano in termini di totale attivo consolidato.