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      Intelligenza generativa, regolamentazione dell’AI, reti neurali e apprendimento profondo. Sono solo alcuni dei temi affrontati nel corso del XLVI Congresso Nazionale ANDAF, che si è tenuto a Verona presso il Palazzo della Gran Guardia, riunendo gli oltre 2000 associati insieme a numerosi ospiti d’eccezione del mondo delle istituzioni e delle aziende.

      A fare gli onori di casa Agostino Scornajenchi, Presidente ANDAF, AD e Direttore Generale CDP Venture Capital, che, affrontando il tema di quest’anno, l’Intelligenza Artificiale come un game changer, ha sottolineato come “siamo di fronte ad una ‘rivoluzione’ che non è solamente tecnologica, ma richiede importanti cambiamenti nei processi, nelle organizzazioni e nelle competenze. Per questo è importante arrivare preparati per essere protagonisti di questa profonda trasformazione, che avverrà in tempi rapidissimi”.

      Tra i diversi interventi, quelli di Marco Tronchetti Provera, imprenditore e AD Pirelli, Alessandro Profumo, banchiere e dirigente d’azienda, Federico Eichberg, Capo di Gabinetto Mimit, Roberto Battiston, Fisico sperimentale, già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana.

      Per KPMG è intervenuto Carmelo Mariano, Partner, AI Practice Leader, che ha commentato: “Siamo arrivati ad uno snodo fondamentale. L’AI può essere messa al servizio unicamente dell’automazione e dell’efficientamento oppure può essere utilizzata come tecnologia che consente il grande salto cognitivo dell’umanità. Siamo convinti che considerare l’AI come puro strumento di automazione e dunque di sostituzione del lavoro umano sia un approccio che presenta alcuni limiti. Per cogliere il vero potenziale dell’AI è necessario ribaltare la prospettiva e considerarla come uno strumento di potenziamento che affianca l’uomo e ne aumenta la produttività. Il ciclo virtuoso dell’adozione di successo prevede una cultura forte e resiliente, in grado di sostenere la trasformazione anche grazie a leader con forti capacità di comunicazione in grado di creare quegli elementi di Trust necessari per creare consenso all’interno delle aziende”.


      L’AI come ‘game changer’

      Come creare fiducia verso l’AI: modelli di governance e nuovi approcci manageriali.

      L’AI engine strategico dell’impresa

      Nella visione KPMG l’AI si prefigura come cuore operativo dell’azienda. Grazie alla sua capacità di intercettare ed elaborare i segnali che arrivano dal mercato, l’AI porta la voce dei clienti nel modello operativo delle imprese. Questo potenzialmente lascia spazio a percorsi di innovazione continua in termini di prodotto/servizio. Inoltre, rispetto allo schema classico aumento della dimensione aziendale/aumento dell’entropia, l’AI interviene in questo schema semplificando la complessità. In sintesi, maggiore è la complessità maggiore è la potenza dell’AI al servizio delle imprese in termini di comprensione di mercato, supporto processi decisionali e gestione della volatilità.

      L'adozione dell'AI in azienda: il ruolo della Leadership

      Tra le resistenze principali all’adozione dell’AI in azienda c’è il cambiamento culturale richiesto ai manager che devono passare da tradizionali modelli di gestione top down a capacità più di orchestrazione di ecosistemi complessi.

      Tra gli altri fattori di complessità ci sono la mancanza di competenze e la difficoltà ad ingaggiare i livelli più operativi in complessi processi di business transformation. Per questo occorre un forte cambiamento culturale che sia in grado di sostenere e di veicolare tale trasformazione.

      Guarda la video intervista a Carmelo Mariano, Partner, AI Practice Leader


      Contatti

      Carmelo Mariano

      Partner KPMG, AI Practice Leader

      KPMG in Italy