European Economic Outlook - maggio 2026
L’Europa sta affrontando un nuovo shock energetico di origine esterna a seguito delle interruzioni nello Stretto di Hormuz, ma la natura di questa crisi è sostanzialmente diversa rispetto all’inizio del 2022. L’esposizione diretta al gas è inferiore rispetto alla crisi energetica Russia-Ucraina, riducendo il rischio di carenze fisiche. Tuttavia, l’impatto più ampio sui prezzi dell’energia e delle materie prime e sulle catene di approvvigionamento globali potrebbe rendere gli effetti economici più diffusi, pesando sulla crescita e facendo aumentare l’inflazione in tutto il continente.
Nonostante questo contesto, KPMG prevede che la maggior parte delle economie europee eviterà la recessione, grazie alla resilienza dei mercati del lavoro e al continuo sostegno dei consumi alla domanda interna per il resto dell’anno.
La disruption delle materie prime crea nuovi rischi per le supply chain
Le prospettive in Europa restano fortemente dipendenti dalla durata e dalla gravità delle interruzioni. Una riapertura relativamente rapida dello Stretto nel corso dell’estate potrebbe limitare l’impatto economico.
Costi di trasporto elevati e maggiori costi dei fattori produttivi, inclusi i fertilizzanti, potrebbero continuare a trasmettersi all’inflazione fino al 2027, mantenendola più alta più a lungo.
Le interruzioni che coinvolgono altre materie prime come alluminio ed elio stanno già influenzando le catene di fornitura industriali, creando ulteriori pressioni per settori come l’automotive, i semiconduttori e la difesa.
Potenziali limitazioni nella fornitura di carburante per aviazione rappresentano inoltre rischi al ribasso per il settore turistico europeo durante l’alta stagione estiva. Le economie più dipendenti dal turismo, come Croazia, Portogallo e Grecia, potrebbero essere particolarmente esposte in caso di interruzioni dei viaggi o di una domanda più debole.
L’ampiezza delle materie prime coinvolte rende questo shock potenzialmente più pervasivo rispetto a quello del 2022. Le interruzioni delle catene di approvvigionamento si estendono ora ben oltre l’energia, influenzando la produzione industriale e agricola, nonché il turismo in tutta Europa.
Inflazione prevista in aumento in tutta Europa
L’inflazione nell’Eurozona è prevista in media al 3,1% nel 2026, trainata principalmente dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei costi di trasporto, con i prezzi dei carburanti aumentati del 55% dall’inizio del conflitto che rappresentano un fattore chiave nel breve termine per l’andamento dell’inflazione complessiva.
I prezzi dei carburanti sono già aumentati significativamente dall’inizio del conflitto, con pressioni indirette destinate ad ampliare l’impatto inflazionistico oltre il comparto energetico nei prossimi mesi.
Gli effetti sull’inflazione varieranno considerevolmente tra i diversi paesi, a seconda dell’esposizione energetica e della struttura dei mercati elettrici. Le economie più dipendenti dal gas, tra cui Italia e Irlanda, potrebbero subire pressioni inflazionistiche più forti, mentre Paesi come Spagna e Svizzera dovrebbero registrare effetti più contenuti.
I consumi restano il principale motore della crescita
Si prevede che la crescita dei consumi rallenti nei prossimi mesi, poiché le famiglie subiranno una nuova compressione del potere d’acquisto dovuta all’aumento dell’inflazione. Nonostante la domanda più debole, i consumi dovrebbero rimanere il principale motore della crescita economica in Europa, sostenuti da un mercato del lavoro relativamente solido.
I costi energetici più elevati stanno erodendo il potere d’acquisto, mentre il clima di fiducia dei consumatori è peggiorato significativamente, indicando una prospettiva di spesa più prudente. L’indagine della BCE sulle aspettative dei consumatori indica che le famiglie prevedono un netto calo del reddito reale nei prossimi 12 mesi.
Sebbene queste aspettative possano sovrastimare l’entità della perdita di reddito reale, la percezione negativa è comunque destinata a influenzare i comportamenti: le famiglie stanno adattando i propri modelli di consumo e riducendo le spese discrezionali, come evidenziato dal calo delle intenzioni di acquisti importanti rilevato nelle più recenti indagini sui consumatori.
Le banche centrali europee di fronte a un difficile equilibrio
La Banca Centrale Europea dovrebbe adottare un orientamento più restrittivo, con i responsabili di politica monetaria che indicano possibili rialzi dei tassi già a partire da giugno, qualora le pressioni inflazionistiche persistano. La Bank of England potrebbe seguire un percorso analogo, con un primo aumento già a luglio.
Nell’ultima edizione dello ‘European Economic Outlook’, i professionisti KPMG analizzano gli impatti dello scenario geopolitico sull’economia europea, con un particolare focus sulle potenziali implicazioni del proseguimento del conflitto in Iran su crescita, inflazione e tassi di interesse.