Secondo quanto emerge dall’ultima edizione dello European Economic Outlook di KPMG, l’economia dell’Eurozona è prevista crescere dell’1,4% nel 2025 e dell’1,0% nel 2026.
La politica fiscale dell’Eurozona dovrebbe essere sostanzialmente neutrale nel 2026, poiché gli sforzi di consolidamento in molti paesi compensano l’aumento della spesa pubblica per infrastrutture e difesa in Germania.
Un mercato del lavoro nel complesso solido e la crescita reale dei salari sostengono i redditi delle famiglie. Tuttavia, la fiducia dei consumatori rimane debole, soprattutto in Paesi come Francia e Germania, spingendo verso un aumento della propensione al risparmio e frenando la crescita dei consumi.
Gli investimenti dovrebbero riprendersi dalla contrazione registrata nel 2024, salendo al 2,4% nel 2025 e all’1,3% nel 2026, prima di accelerare nel 2027, sostenuti dagli investimenti pubblici in difesa e infrastrutture e dall’erogazione dei fondi UE. La disoccupazione dovrebbe diminuire gradualmente, raggiungendo il 6,2% entro il 2026 e rimanendo stabile successivamente.
Alcuni segnali incoraggianti arrivano dai maggiori investimenti nelle infrastrutture digitali e nella transizione verso l’energia verde, che contribuiscono a sostenere la resilienza nel medio termine. Le prospettive di crescita potrebbero migliorare ulteriormente se le riforme politiche accelerassero la realizzazione dei progetti e riducessero l’incertezza per gli investitori.
Se nel 2026 la politica fiscale dovrebbe rimanere sostanzialmente neutrale, il previsto orientamento verso misure più espansive nel 2027, inclusi maggiori investimenti in difesa e infrastrutture, potrebbe fornire un ulteriore impulso alla crescita.
Il 2026 potrebbe segnare la fine del ciclo di riduzione dei tassi per le banche centrali europee
L’inflazione nell’Eurozona è prevista scendere all’1,6% nel 2026, al di sotto dell’obiettivo del 2% della BCE, prima di risalire al 2,2% nel 2027. Con l’inflazione vicina al target, le principali banche centrali europee dovrebbero mantenere i tassi stabili nel 2026, segnando la fine dell’attuale ciclo di riduzione dei tassi.
I costi energetici elevati restano una sfida per l’industria europea
Dal 2021, i prezzi dell’elettricità industriale sono aumentati in media del 58%, principalmente a causa del passaggio dal gas russo via pipeline alle più costose importazioni di GNL.
Sebbene la quota delle rinnovabili nella produzione di elettricità sia cresciuta dal 34% nel 2019 al 47% nel 2024, il gas naturale rimane una fonte energetica chiave, con impatti rilevanti sui costi di produzione. La transizione verso le rinnovabili richiede investimenti significativi in stoccaggio energetico, interconnessione delle reti e gestione della domanda. Fino a quando questi investimenti non si concretizzeranno, le industrie ad alta intensità energetica continueranno a subire pressioni competitive, con parte della produzione che si sposterà fuori dall’Europa.
L’approvvigionamento di terre rare è un rischio strategico per la catena di fornitura
Analogamente alla dipendenza europea dalle importazioni di gas, l’Eurozona dipende fortemente dalla Cina per le materie prime critiche, comprese le terre rare. Entro il 2030, la domanda di terre rare dovrebbe essere cinque volte superiore a causa della crescita delle tecnologie verdi e delle esigenze di difesa. Sebbene l’Europa abbia fatto progressi nella capacità di raffinazione e nel riciclo, rimane dipendente da fornitori esterni sia per le materie prime che per la lavorazione. Diversificare l’approvvigionamento europeo di terre rare, riducendo la dipendenza dalla Cina attraverso accordi commerciali e investimenti nelle capacità interne, sarà essenziale per salvaguardare l’autonomia strategica dell’Europa e sostenere la transizione energetica.
I prezzi energetici persistentemente elevati continuano a mettere alla prova la competitività industriale europea, soprattutto per i settori ad alta intensità energetica. Allo stesso tempo, la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di terre rare evidenzia la necessità di una maggiore resilienza della catena di fornitura mentre la regione accelera la sua transizione verde. Affrontare queste vulnerabilità, investendo in rinnovabili, stoccaggio e materie prime strategiche, sarà fondamentale per garantire una crescita sostenibile negli anni a venire.