Secondo stime dell’International Energy Agency, entro il 2030 l’Artificial Intelligence consumerà più elettricità del Giappone, ma contribuirà anche ad eliminare 3-5 miliardi di tonnellate di CO₂. Questo paradosso rappresenta un’opportunità senza precedenti per l’umanità per affrontare la crisi climatica.
Oggi, l’Artificial Intelligence sta rimodellando radicalmente il nostro modo di operare e innovare e sta rivoluzionando i processi aziendali, consentendo ai dirigenti del settore energetico di ottimizzare le operations oltre quanto fosse precedentemente concepibile, spingendo i leader tecnologici a ripensare i modelli di business e permettendo agli scienziati di accelerare la ricerca ad un ritmo senza precedenti.
L’aspetto più interessante di questa evoluzione è il profondo impatto dell’AI sull’intero settore energetico e sul clima. Sebbene sia vero che l’Intelligenza Artificiale richiede risorse energetiche considerevoli, la sua capacità di ottimizzare i sistemi, migliorare l’efficienza e favorire l’innovazione supera di gran lunga la sua impronta energetica.
L’AI non è una minaccia per i progressi sul clima, ma rappresenta probabilmente il più grande acceleratore del cambiamento.
Lo studio KPMG ‘AI’s dual promise: Enabling positive climate outcomes and powering the energy transition’ analizza come le organizzazioni a livello globale stiano utilizzando l’AI per promuovere la sostenibilità e dove sia necessario accelerare le attività. La ricerca si basa su una survey che ha coinvolto oltre 1.200 dirigenti in venti paesi, coinvolgendo produttori di energia (utility, rinnovabili, sviluppatori di infrastrutture) e grandi ‘consumatori’ di energia (hyperscaler, operatori di data center e aziende tecnologiche), che si trovano al bivio tra l'accelerazione dell'Intelligenza Artificiale e la responsabilità climatica.